Bertoldino

Blog ispirato alla immortale penna di Giovannino Guareschi

Eccomi

Utente: iannaccone
Uno scribacchino col gusto della umana, umanissima ironia verso i trinariciuti dei giorni nostri. Per i non guareschiani, dicesi "trinariciuto" colui il quale e' dotato di terza narice per espellere il cervello e riempirlo con le direttive del Potere di turno.

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sabato, 15 novembre 2008

La accendo qui per te, Eluana, e per te, Beppino, sperando contro ogni speranza

candela_per_Eluana

 

Postato da: iannaccone a 14:29 | link | commenti |

mercoledì, 08 ottobre 2008

Sia Benedetto (16 volte almeno) il papa che non ha paura di andar controcorrente

Arieccoli.

Sto parlando di loro, di quegli individui appartenenti al genere giornalismo intelligente, sottospecie sciacallista. Non aspettavano altro. Un papa che osi affermare la non-sacralità della "pillola"? Machedice? Macomediavolosipermettedidirequesteamenità? Stia zitto!

Ecco in sintesi che cosa scandalizza i benpensanti: ma che differenza ci può mai essere fra l'impedire una possibile nascita con "mezzi naturali" e impedire la medesima nascita con un'innocua pillolina?

Premessa: lo sciacallismo si vede anche dal fatto che, tra paginate e paginate di spunti interessanti, provocazioni intellettuali, parole che possono (non si sa mai) cambiare una vita, la scelta del quadrupede con la penna cade sul pillolume anticoncezionale e dintorni...

Comunque, per chiarire la faccenda, facciamo una similitudine, che si capisce meglio.

Dichiarazione generale: supponiamo, come è vero, che la Chiesa (ma non solo) dica che sia cosa buona dar da mangiare agli affamati. Accettato questo, una persona di buon senso non ha difficoltà ad accettare i due seguenti atteggiamenti:
a) Non è strettamente dovuto il fatto di prendersi in casa chiunque abbia un po' d'appetito e passi nel raggio di cento metri dalla porta di casa (per evitare ciò dovrò far ricorso a "tecniche naturali" come la vista, l'udito, magari la persuasione a girare al largo,...).
b) E' invece contrario alla norma morale di cui sopra mettere all'ingresso di casa un apparecchio tecnologico che, rilevato il tasso di fame eccessivo dell'intruso, lo cacci via a pedate a prescindere, chiunque egli sia.

E' superfluo dire (ma diciamolo per eccesso di chiarezza) che il caso a) corrisponde alle "tecniche naturali" nel concepimento, il caso b) alla pillola e gli affamati ai futuri figli.


In conclusione: perché non si può dire tutto ciò? Risulta così indigeribile? O forse risulta indigeribile tutto il "contorno" della dichiarazione papale, per cui è più semplice attirare l'attenzione sulla presunta violazione del bassoventre in modo da screditare tutto il resto?

Scusate, alcune volte mi viene da fare certe domande...

Come se davvero qualcuno volesse rispondere.

Postato da: iannaccone a 21:30 | link | commenti (4) |

giovedì, 28 febbraio 2008

Contemporaneamente sconvolgente, drammatico e bellissimo il seguente racconto riportato dal blog dello scrittore cattolico Rino Cammilleri, qualcosa che unisce la morte e la vita di un bambino in un'unità che solo il fatto cristiano sa provocare.

Martiri

L’agenzia Zenit.org il 12 febbraio 2008 annunciava che in Iraq sono stati rilasciati i quaranta bambini sequestrati e rapiti da un gruppo di terroristi a Baghdad mentre si recavano a scuola.

Tre di questi bambini sono cristiani e i rapitori avevano imposto loro di convertirsi all’islam, pena la morte. Si tenga presente che per diventare musulmani basta pronunciare la formula detta shahada, cioè affermare davanti a due testimoni musulmani che c’è un solo Dio ed è Allah e Maometto è il suo Profeta. Eppure quei tre bambini si sono rifiutati, dichiarandosi disposti a morire pur di restare cristiani.

Chissà, forse i rapitori si sono spaventati loro, di fronte alla prospettiva di creare dei martiri. Martiri un po’ diversi da quelli a cui sono abituati, visto che nessuno li ha indotti tramite promesse paradisiache e finanziamenti alle famiglie.

Diversi, anche, perché non suicidi-omicidi. Diversi, infine, perché possiamo immaginare tre bambini che resistono alla pressione psicologica dell’essere soli in mezzo a quaranta coetanei musulmani e a quella fisica delle armi puntate alla tempia.

Tre bambini. Severo esempio per noi, qui al caldo, che magari troviamo pesante una piccola rinuncia quaresimale

Postato da: iannaccone a 17:20 | link | commenti |

mercoledì, 20 febbraio 2008

Sull'attività umana detta "politica" (oggi, in Italia)

Caro cattolico o aspirante tale o cercatore della verità che tu sia, l'intento delle righe che seguono è quello di dare uno sguardo alla ingarbugliata situazione politica italiana, cercando di iniziare a sbrogliare un po' la matassa e a fissare qualche paletto, che possa essere utile poi per arrivare ad un giudizio il più possibile 'illuminato' sulla vicenda italiana.
Già 'illuminato', ma non da qualche ufo o da qualche lampadina sovrannaturale, no, ma dall'unica cosa che veramente ci stia a cuore: l'infinita dignità dell'uomo, la quale è roba delicata, delicatissima e tutt'altro chescontata, come credo concorderai.
Ecco spiegato perché l'invocazione iniziale era necessaria: proprio perché la cosa più grande dell'uomo - cioè il suo misterioso "essere libero" e mendicante della Libertà con la maiuscola - non è qualcosa che possa essere dato dalle "mani degli uomini" e allo stesso tempo è l'unica cosa su cui una buona politica possa fondarsi.

Non ci interessa, insomma, la politica se non per l'uomo e non ci interessa l'uomo se non tutto intero, nel suo valore incommensurabile all'uomo stesso. Se pensi che la politica sia meno di questo, quindi, puoi abbandonare qui la lettura.
Se invece ti riconosci in questa "pretesa", eccoti qualche sparpagliata riflessione sull'attuale panorama politico italiano, da completarsi nel futuro e nella coscienza di ognuno di noi.


1) Il valore più prezioso e più grande che la politica deve custodire e far fruttare è quello della "libertà", come detto. Ma come riconoscere se tale valore è declinato positivamente o se è solo uno specchietto dietro cui si nasconde l'ennesima riduzione dell'uomo (come nel caso della libertà sessuale mal intesa, o della droga libera o della libertà di eliminare la vita nascente e morente)? Papa Benedetto ha indicato 3 principi irrinunciabili che sottoponiamo alla tua attenzione critica e che saranno i "paletti" decisivi per decidere in che senso la libertà sia un valore: la difesa della possibilità stessa della libertà, ovvero della vita di ogni uomo, dall'embrione iniziale alla qualsivoglia decrepita vecchiaia finale; la difesa dell'amore misterioso e unico fra uomo e donna, cioè della famiglia aperta alla generazione della vita; la libertà di educazione e di religione.

2) Poiché la realizzazione dell'obiettivo di cui sopra è la stella polare di riferimento, ne discende che le varie formazioni politiche devono essere giudicate sotto questa luce e non secondo altri criteri per lo più imposti dalla frenesia dei media, come la simpatia/antipatia dei leader, la più o meno sbandierata "novità", gli "effetti speciali" delle candidature, generiche "speranze" (categoria che non appartiene alla politica) e altre luccicanti distrazioni

3) Altra conseguenza è che è molto importante l'"efficacia" dell'azione politica: è sicuramente preferibile uno schieramento che ha maggiori probabilità di riuscire a realizzare quanto promette rispetto a uno schieramento che prometta quello che non sarà mai in grado di realizzare (ad esempio perché impossibilitato a vincere)

4) In ogni caso occorre estremo "realismo" nella valutazione, per evitare di abboccare a promesse fasulle: importantissimo sarà informarsi sulla storia recente delle formazioni in campo e sulla storia delle azioni politiche dei loro leader. Ad esempio, difficile che uno abbassi le tasse se non l'ha mai fatto in passato o che aiuti la scuola privata se in passato la sua azione è stata contraria.

Al voto manca un po' di tempo, ma non molto: cominciamo fin da ora a pensarci, per non dovercene pentire in futuro…

Pubblicato su SamizdatOnLine

Postato da: iannaccone a 22:32 | link | commenti (2) |

giovedì, 14 febbraio 2008

L'elefante squarcia il velo

Ieri sera a L'Infedele su La7, ho avuto la netta impressione che, in 5 minuti, Ferrara abbia rotto un silenzio che durava da anni.  

Ha indicato davvero il "re nudo" in un modo semplice e chiaro, senza colpevolizzazioni da un lato (se non a noi tutti, intesi come un unico popolo umano) né reticenze dall'altro: nell'episodio della donna fermata dalla polizia, molti hanno ricordato che la donna non può essere trattata così, altri (pochi) hanno detto che comunque c'è una legge (la 194) da far rispettare. Nessuno (a livello mediatico) però si è chiesto che cosa fosse successo a "quel terzo innominato" che è l'unico che non può raccontare la vicenda di cui sopra.

Cioè, nessuno - nessuno! - ha posto l'attenzione sull'aspetto più drammatico della vicenda, che un uomo di 5 mesi non c'è più perché qualcuno ha deciso che la sua condizione non era degna.  Siccome il giorno prima mi ero andato a spulciare quale fosse questo terrificante motivo per cui la vita di un uomo non è degna (o non si riesca a sopportare come degna, a prescindere dalle condanne personali che c'entrano come i cavoli a merenda in questo discorso) ho esultato come allo stadio quando Ferrara ha detto che cosa fosse questa "Sindrome di Klinefelter" : praticamente (i medici mi correggano), si tratta di qualcosa che fa essere il maschio "un po' meno maschio" e leggermente più tonto. In una minoranza assai stretta di casi, ciò porta a un handcap o a sterilità, nella maggioranza è tutto a posto, magari con qualche ritardino di apprendimento qui e là e un po' di obesità femminile ai fianchi.

Ecco la notizia vera, che nessuno ha dato: un uomo non c'è più per paura di questa roba qui sopra. Siamo talmente confusi e spauriti che ci spaventa un Ciccio magari un po' tonterello, che non vogliamo vederlo. Benvenuto Ferrara, se ci aprirai un po' gli occhi e il cuore su questo.

Postato da: iannaccone a 16:52 | link | commenti (5) |

martedì, 12 febbraio 2008

Per Cacciari, il miracolo non disturba, ma è inutile. E i cattolici che dicono?

Ieri, 11 febbraio, è andato in onda uno speciale televisivo, nell'occasione dei 150 anni passati dalla prima apparizione di Maria di Nazareth a Lourdes.

Nell'arco della puntata si alternano testimonianze sconvolgenti, di persone toccate nel loro punto più profondo e vivo, da quello che appare, stando alle loro descrizioni, un Mistero impenetrabile e stupendo. Quelle persone sono la vivente testimonianza di un "segno", cioè di un inspiegabile bellezza che ha fatto irruzione nelle loro vite in modo inaspettato e che provoca la loro libertà a una concezione diversa della vita, a una pienezza fino ad allora neanche immaginata. Questo segno nella carne è appunto ciò che i cattolici chiamano "miracolo".

Questo l'antefatto. Visto ciò, il presentatore Vespa interroga un filosofo laico attento al Cristianesimo, Massimo Cacciari, per chiedergli che ne pensa. Ebbene, il pensatore, intelligentemente non fa una sparata "laicista" in stile anticlericalismo ottocentesco, ma la mette su un piano molto più scivoloso, soprattutto per noi cattolici stanchi del terzo millennio. Andando al sodo dice il Cacciari: "Il segno del miracolo è il contorno (che io non nego, ma che non ha valore in sé); il centro, il nocciolo importante di Lourdes è fare il bene".

Quest'affermazione ha messo in crisi tutti, compresi Vittorio Messori e l'eminenza di Palermo (a parte un cenno velocissimo, ma "staccato dal contesto" a Gesù): tutti a dare sostanzialmente ragione al filosofo, con una lunga sfilza di frasi tipo "certo, essere buoni è la prima cosa, occorre innanzitutto vivere i valori evangelici, ma non bisogna sottovalutare i miracoli".

Guardavo esterrefatto: possibile che nessuno si ricordi delle frasi sentite due minuti prima? Nessuno che rammenti davvero il cuore commosso e commovente, ad esempio, di una ragazza inchiodata su una carrozzina che era la più entusiasta giovane al mondo o di una signora che pare esplodere dallo stupore grato? Nessuno che si domandi davvero da che cosa viene questo inconcepibile sentimento in due persone che il mondo giudica disperate senza scampo? Forse da uno sforzo volontaristico? O da un "volemose bene" gridato un po' più forte?

Siamo talmente invischiati dal moralismo (che vuol dire appunto "cercare di fare il bene con uno sforzo volontaristico, di totale automonia") che nessuno riesce a rispondere che è proprio il miracolo invece la prima cosa, il miracolo di un avvenimento che riesca a far sì che la mia volontà inclinata al male abbia il respiro per fare tutto. Il primo miracolo che la Madonna di Lourdes ci indica, infatti, è il miracolo di Cristo, il suo essere il significato stesso della libertà dell'uomo. Altro che "sforzarsi di essere buoni"! C'è un infinito di più! Speriamo che una voce amica ci svegli presto, noi discepoli addormentati in un orto degli ulivi grande come il mondo.

Postato da: iannaccone a 09:54 | link | commenti (5) |

martedì, 05 febbraio 2008

Nel salotto buono, s'avanza quatta quatta la Signora Innominabile: la Pedofilia

Primi passi verso una accettazione pubblica di una certa pedofilia: un 34enne "persuade" una tredicenne ad avere un rapporto sessuale con lui. Ebbene, viene scoperto e processato e "la corte" che fa? Sostanzialmente lo assolve perché "c'è amore" (da parte di lei, la "navigata e matura" tredicenne, più che di lui).
Ebbene, questa è la stessa giustificazione (controllare in rete, se si è dotati di stomaco, io però non fornisco il link) che danno i pedofili nei loro siti: si chiedono "perché un bambino non può amare?".

Qualche tempo fa sul numero 9 di Pepe ci siamo occupati dello scottante argomento e il sottoscritto scriveva (scusate l'autocitazione):

"Se ogni nuova attrattiva sessuale
è naturale, è piacevole, non provoca danni fisici,
che cosa, davvero, vieta di pensare che, in
futuro, sotto queste ipotesi, anche la pedofilia
non-violenta possa essere considerata lecita?"

Oggi siamo ai limiti come età: una tredicenne, cioé una bambina all'inizio della sua adolescenza. Ma, sarà facile andare piano piano più giù: chi può fermare l' "amore"?

(Contrappunto: qui conduce la tragica babele del linguaggio, applicato alla parola più bella, "amore")

Postato da: iannaccone a 16:05 | link | commenti |

sabato, 22 dicembre 2007

Natale, la ripetizione dell’eterno stupore

E’ Natale. Per la duemilasettesima volta.
Che ci sarà mai da ripetere, dopo 2007 volte? Che ci sarà mai da festeggiare? Da stupirsi, poi, non ne parliamo: vuoi stupirti 2007 volte sempre per la stessa cosa?
L’uomo del terzo millennio non esplicita queste domande (come faceva l’uomo combattivo e anarchico del secondo), ma piuttosto le vive nel silenzio, le incarna nel quotidiano: si sente forte nell’aria questa stanchezza, che è alla fine un allentarsi continuo e impercettibile di quella tensione chiamata “speranza”. La quale, vissuta nel profondo, è una fatica, del resto, e pure un grosso rischio, perché è un “tendere” tutto sé stesso - tutto quello che uno abbia mai vissuto e mai vivrà – verso un possibile “qualcosa” che – se è così – “allora cambia tutto”. Tutto.
E’ una fatica, perché nessuno lo farà per te: sei tu che dovrai scegliere fino a che punto arrivare e fino a quanto “rischiare” (il trenta, il sessanta o il cento). Ed è un rischio, perché significa approfondire il fatto che quel “qualcosa” che cambia tutto è decisivo per la tua vita più di tutto, più del tuo stesso io. Che cosa c’è di più rischioso che puntare tutto, compreso il proprio io, su qualcosa di così imprevedibilmente decisivo, di così radicalmente importante? Ma la vera domanda è: c’è davvero qualcosa di così grande per cui vale la pena tutto, per cui ogni attimo della vita è come riscattato ed esplode nello stupore sempre rinnovato nel ritrovare questo “qualcosa”?
Questa è la pretesa del Cristianesimo. Che il motivo che dà senso alla libertà dell’uomo sia divenuto carne nel grembo di una ragazza che ha accettato di esserne madre.
La ragione per cui ogni speranza è lecita è un bambino che morirà in croce per testimoniare la sua verità e poi risorgerà, come estremo suggello della sua presenza eterna.
Ecco il motivo per cui vale la pena festeggiare, per la duemilasettesima volta, e per l’eternità.

(scritto per SamizdatOnLine)

Postato da: iannaccone a 16:14 | link | commenti (1) |

giovedì, 18 ottobre 2007

Radicali dentro il palazzo, e anche a gratis (o quasi)

Notizia di oggi su Il Giornale: il Partito Radicale - quello che, come recita la reclame della loro radio "è dentro, ma fuori dal palazzo" - paga un affitto di 40 euro al mese per una sede (pare) ampia un centinaio di metri quadri.

Bisognerebbe ricordare al Partito medesimo che, quando (nei rarissimi momenti, per carità) - decide di "entrare nel palazzo", occorrerebbe anche pagare la relativa permanenza (e magari più di un caffé quotidiano), soprattutto quando si fanno ogni secondo le pulci ai presunti privilegi altrui.

Postato da: iannaccone a 10:08 | link | commenti |

martedì, 16 ottobre 2007

Nel migliore degli Islam manca qualcosa di grosso

Ho letto la lettera scritta da molti intellettuali islamici alle autorità rappresentanti del Cristianesimo (papa Benedetto compreso): davvero ben scritta. Mi sbilancio: secondo me è la presentazione dell'Islam migliore possibile.
Eppure, a guardar bene, anche in questa descrizione che è la più alta concepibile, c'è una "mancanza" gigantesca: da nessuna parte nel documento sta scritto che "Dio ama l'uomo".
L'uomo deve amare Dio e i fratelli, ma "non è amato" (o comunque è impossibile dirlo, anzi, è inaudito dirlo, direi).
Vi sfido: trovate un singolo punto, anche piccolissimo, nella lunga lettera, dove si alluda a questo.

Non lo si troverà perché, come sta scritto nel documento stesso "Dio ordina alle persone di temerLo il più possibile e ascoltare (e così comprendere il vero); di obbedire (e così di volere il bene) e di dare (e così di esercitare l’amore e la virtù), che, Egli dice, è la cosa migliore per le nostre anime."

"Dio ordina": qui c'è tutto l'Islam, nel bene e nel male.

In Cristo, invece, siamo "chiamati per nome" - ogni singolo io - ad aderire ad una proposta di bellezza. Non siamo chiamati "servi" ma "amici". E ad un amico viene detto il "perché" di ogni singola richiesta: ecco la "ragione" cui accennava papa Benedetto nel discorso di Regensburg. E non è "una superiorità" annunciare questo, perché non si tratta di un merito che deriva da un nostro sforzo religioso o morale o intellettuale. No, è semplicemente un "Sì" ad un avvenimento eccezionale, unico, immenso, che non si può tenere nascosto: Dio si è fatto uomo per rendere visibile nella carne questo amore infinito all'uomo.

Oggi non è facile dire questo, si viene etichettati di "integralismo" che vuole imporre le proprie idee, che "non concede nulla" al presunto "avversario religioso". Eppure, se non lo facessimo, che "amici" saremmo? 

Postato da: iannaccone a 11:02 | link | commenti (1) |